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Sono trascorsi esattamente trent'anni da quella fredda mattina di gennaio del 1986 quando, dopo soli 73 secondi dal decollo, lo Space Shuttle Challenger esplose nel cielo della Florida. Un’esplosione che costò la vita ai sette membri dell’equipaggio. Oltre all'insegnante Christa McAuliffe di 37 anni e madre di due figli di 7 e 10 anni (nello spazio avrebbe dovuto tenere una lezione per gli studenti a terra ma non fu mai "Teacher in space"), nell'incidente perirono il Comandante Francis Scobee di 46 anni, la seconda astronauta americana della storia Judith Resnik alla sua seconda missione (36 anni e madre di un bimbo piccolo), il pilota Michael J. Smith (40 anni al suo primo volo nello spazio e padre di tre figli), il tretacinquenne specialista di laser Dr. Ronald McNair, lo scienziato hawaiano Ellison Onizuka (quarantenne e padre di due figli) e l'ingegnere Gregory Jarvis che, a 40 anni, volava per la prima volta verso l'orbita dove avrebbe dovuto svolgere ricerche sul comportamento dei pesi in microgravità e nel vuoto.
La causa dell’incidente fu attribuita alla fredda e quanto mai inusuale temperatura che quella notte si abbatté sulla costa della Florida (comunque considerata da una pare dei tecnici che segnalarono il problema ai vertici dell'Organizzazione). Il gelo aveva ghiacciato le guarnizioni in gomma dei razzi laterali facendo perdere così la loro proprietà elastica.
Una volta decollato in una di queste guarnizioni si creò un foro che proiettò la fiamma verso il grande serbatoio centrale facendo così esplodere l’intero sistema. Chi opera nell'aerospazio non potrà mai sorvolare su test, verifiche, errori, correttivi ed emendamenti procedurali e certo questo episodio rivoluzionò molte delle metodiche di riferimento del settore in quanto, per due anni, furono sospesi tutti i lanci del Programma Spaziale Americano.

Ronald Reegan, Presidente USA del tempo affermò prontamente: "Una tragedia nazionale. Forse dimentichiamo quanto coraggio ci voglia per portare a termine queste imprese. Ma oggi ci rendiamo conto di avere perso sette eroi. Erano pionieri i nostri morti... per questo voglio dire ai nostri bambini che il futuro non appartiene ai pavidi, ma ai risoluti. L'equipaggio perito con il Challanger ci ha indicato la strada che dobbiamo seguire. A volte, quando cerchiamo di raggiungere le stelle, falliamo. Ma dobbiamo sollevarci nuovamente ed andare avanti nonostante il dolore". 

Tre giorni dopo il Presidente Reegan si recò con la moglie Nancy al Johnson Space Center per partecipare alla commemorazione in onore degli astronauti periti.
Space Experience, dopo tanti anni, non cessa di ricordare questi eroi ed il sacrificio che li ha uniti, rendendo loro omaggio alla memoria con una preghiera, la stessa che fu pronunciata allora dalla stanza ovale della Casa Bianca: "Fuggivano dalla scontrosa superficie della Terra per sfiorare il volto di Dio".